Nato a Tokyo nel 1940, Nobuyoshi Araki è considerato una delle figure più influenti della fotografia contemporanea internazionale. Autore di oltre cinquecento libri fotografici, ha sviluppato nel corso della sua carriera una ricerca profondamente autobiografica, costruita attorno a quella che lui stesso ha definito I-Photography: una pratica artistica capace di trasformare la vita quotidiana, gli affetti, il desiderio, la perdita e il trascorrere del tempo in materia narrativa. Le sue opere sono conservate nelle collezioni permanenti di alcune tra le più importanti istituzioni museali del mondo, dalla Tate Modern di Londra al San Francisco Museum of Modern Art, dallo Stedelijk Museum di Amsterdam al Museum of Contemporary Art di Chicago. Eppure, al di là del riconoscimento internazionale, il suo lavoro continua a conservare una dimensione profondamente umana e personale, capace di mettere in relazione esperienza privata e memoria collettiva.
La fotografia, per lui, non è mai stata soltanto uno strumento di rappresentazione, ma una forma di esistenza, un modo per abitare il tempo, trattenerlo prima che scompaia. La sua pratica travolgente e compulsiva di fotografare per non perdere il momento e fermare la vita che gravita intorno a lui, trasforma ogni scatto in una testimonianza dell’istante, in un gesto di resistenza contro l’oblio.
Pietro Molinas Balata: “Con la sua genialità, Araki riesce a rappresentare le variegate sfere della donna, della flora e delle cose, dalle quali fa emergere le parti nascoste e segrete, quelle più o meno ardenti e altre particolarmente oniriche: visioni immaginali che nobilitano lo spirito.”
In questo percorso, la Polaroid occupa un posto privilegiato. Quando Araki ne scopre le possibilità espressive, l’istantanea diventa molto più di un supporto tecnico, trasformandosi in un’estensione della memoria e del corpo, in una forma immediata di scrittura visiva, il mezzo ideale per un artista che ha sempre cercato di catturare il flusso continuo della vita senza filtri.